mercoledì 28 febbraio 2018

KARAMAZOV al Teatro Italia di Francavilla Fontana

Karamazov Venerdì 2 marzo 2018 Teatro Italia Francavilla Fontana. 
Vico Quarto Mazzini KARAMAZOV
da Fëdor Dostoevskij; spazio e luci Vincent Longuemare; costumi Luigi Spezzacatene; visual art Raffaele Fiorella; drammaturgia Francesco d'Amore
con Dante Marmone, Nicola Pignataro, Tiziana Schiavarelli, Pinuccio Sinisi ideazione e regia MICHELE ALTAMURA, GABRIELE PAOLOCÀ Liberamente ispirato all'opera di Dostojevski, “Karamazov” è uno spettacolo su come ognuno di noi può fare della propria colpa un tormento o un ornamento, dei propri ricordi uno scudo o una lancia, e della propria famiglia un nido o una gabbia. Quattro tra i migliori attori della scena teatrale e televisiva pugliese per la prima volta si ritrovano insieme sulla scena diretti per quest'occasione da due giovani registi. In una casa di Bari vecchia vivono due fratelli, Alex e Ivan, accuditi da una donna e non ricordano nulla del loro passato. Preferiscono così. La donna che si occupa di loro, si occupa anche della memoria di famiglia: “Chi non ricorda i guai si scorda”. ► SINGOLI BIGLIETTI → INTERO / RIDOTTO - Platea 1° Settore, € 20.00 / € 18.00 - Platea 2° Settore, € 15.00 / € 13.00 - Galleria, € 10.00 / € 8.00 ► INFO Teatro Italia Via Santa Cesaria, 16 tel. 377.4234662 teatromenzati@gmail.com Francavilla Fontana (Brindisi)

Presentazione del film "Dentro il Mare"

Presentazione del film "Dentro il Mare"
Il film pugliese Dentro il mare sbarca a Bitonto. Il giorno 2 marzo, venerdì, a partire dalle 18.30 presso la Biblioteca Comunale Eustachio Rogadeo di Bitonto, Leonardo Dell'Olio giovane regista esordiente e Livio Costarella giornalista e critico cinematografico della Gazzetta del Mezzogiorno daranno vita ad una conversazione sulla genesi del film Dentro il mare, realizzato in Puglia nell'estate del 2017. Il cortometraggio - girato interamente nella città metropolitana di Bari il 4,5 e 6 luglio 2017 tra il lungomare di Bari Araldo di Crollalanza, la zona sud della città (la spiaggia di Torre Quetta e Cala San Giorgio) e le spiagge incontaminate del nord barese, più precisamente quelle adiacenti il Resort Riva del Sole - mette in risalto gli spendidi paesaggi della costa barese servendosi di una narrazione non lineare che collega il passato al presente per un discorso personale sui ricordi e sulla memoria. Il cast del film è composto esclusivamente da attori pugliesi: Michele Carella, Emilia Brescia, Thomas Iaia, e vede la partecipazione straordinaria del Maestro Ettore Toscano, allievo di Orazio Costa e co-fondatore della Scuola di Espressione ed Interpretazione scenica di Bari.
Durante l'evento verrà proiettato il trailer del film e il video appello dei creatori relativo alla campagna di raccolta fondi lanciata lo scorso 7 febbraio per poter completare e distribuire il film su: https://www.produzionidalbasso.com/project/dentro-il-mare/ SINOSSI: Mentre affronta un momento drammatico, Mario si sente senza punti di riferimento e ha una gran voglia di fuggire via da tutto per dimenticare i ricordi che lo tormentano. Un giorno il ragazzo ritrova per caso un fermaglio da donna dai colori simili a quelli del mare; l’oggetto lo ossessiona a tal punto che continua a cercarlo anche ogni volta che si desta dal sogno. Suo nonno Carlo, l'unico che riesce a parlargli, lo invita ad attendere e ad ascoltare il rumore del mare. Sulla spiaggia, sospeso tra passato e presente, Mario vede scorrere alcuni vecchi ricordi davanti a se ed è proprio dentro il mare che egli ritrova il tempo degli affetti e dell’infanzia.
Bitonto (Bari)Biblioteca Comunale Eustachio RogadeoVia G.D. Rogadeo, 52
ore 18:30ingresso liberoInfo. 3471790503

Omar Pedrini “Cane Sciolto” - Reading + Unplugged

Omar Pedrini ritorna al Docks101 per presentare con Federico Scarioni il suo romanzo-biografia. Seguirà un piccolo concerto unplugged. Ingresso comprensivo posto a sedere + buffet + 1 bevanda (birra o analcolico): € 18 Posti disponibili fino ad esaurimento (max 50) Il libro potrà essere acquisto nel corso della serata direttamente al Docks101. “Cane sciolto” è un romanzo che racconta la biografia intensa, fatta di coraggio, scelte in controtendenza e momenti difficilissimi di Omar Pedrini. Perché Omar, rockstar ma anche molto altro, è affetto da una malattia cardiaca ed ha affrontato ben tre interventi. E quando un giorno, qualche anno fa, ha incontrato Federico Scarioni ha deciso di raccontarsi e di raccontare la propria storia: dai primi successi con i Timoria al festival di Sanremo fino alle attenzioni, neppure troppo desiderabili, dei paparazzi; dai drammatici interventi a cuore aperto agli incontri e alle collaborazioni con personaggi del calibro di Alejandro Jodorowski, Lawrence Ferlinghetti, Pupi Avati, Luigi Veronelli, Mauro Corona, Noel Gallagher e tanti tanti altri. Dalla sua storia da rockstar alla sua carriera da cantante solista, poeta, showman, autore e conduttore Radio e TV, attore e da dieci anni docente di Master universitario. Come scrive Manuel Agnelli, storico frontman degli Afterhours che firma la prefazione, “Omar…. sembra nutrirsi di tutto quello che lo avvicina alla bellezza.” Un denso percorso di ricerca, fatto di persone, di incontri e di luoghi, che restituiscono il ritratto di questo infaticabile maratoneta del R&R; la voce narrante di questa storia è Federico Scarioni che ha scelto volontariamente la formula del romanzo, del racconto fatto di dialoghi serrati, pensieri, testimonianze di amici, conoscenti. Menti e anime che hanno fatto parte della vita di Omar. Il volume contiene, oltre ai numerosi testi scritti dallo stesso Pedrini, un centinaio di foto in bianco e nero. Omar Pedrini, 19 album, 200 canzoni, 1500 concerti, 3 vite. Questa in una riga la biografia di Omar Pedrini, rocker, scrittore, forse anche giornalista. Comunque pensatore libero. Omar Pedrini è una rockstar di origini bresciane classe 1967, leader dei Timoria per quasi 20 anni, una delle rock band più influenti del rock italiano degli anni ’90. Oggi cantautore e cantante solista, è un artista poliedrico e trasversale che si è avvicinato alle diverse discipline artistiche sposando la missione della contaminazione tra le arti; l’esempio di questa sua vocazione è stato il festival della contaminazione delle arti Brescia Musi Art che ha ideato e diretto a cavallo del millennio. Nella sua trentennale carriera artistica è stato poeta, showman, autore e conduttore TV, attore e addirittura docente in università. Ha scritto anche diverse colonne sonore. Con il suo ex gruppo e come solista ha pubblicato 19 dischi, scritto le parole e le musiche di circa 200 canzoni, effettuato più di 1.500 concerti dal vivo calcando i palchi di tutta italia, vinto dischi d’oro e ottenuto diversi riconoscimenti come il premio della critica di Sanremo. Ha inoltre collaborato con importanti artisti nazionali e internazionali del calibro di Alejandro Jodorowsky, Lawrence Ferlinghetti, Mauro Corona, Noel Gallagher e tanti altri. Federico Scarioni, classe 1983, è uno scrittore milanese con uno sguardo alla scrittura contemporanea americana, amante di autori come Chuck Palahniuk, Don DeLillo, Thomas Pynchon, Bret Easton Ellis e più in generale della corrente postmoderna. Esordisce nel 2013 con il romanzo "Il dinosauro di plastica" (poi tradotto in francese) introdotto dalla prefazione di Omar Pedrini che, durante un'intervista, definirà Scarioni stesso come "Il David Foster Wallace italiano". Sarà lo stesso Pedrini a sceglierlo per la stesura della sua prima biografia autorizzata intitolata "Cane sciolto". Nel 2014 viene invece pubblicato il suo secondo lavoro, "BETSY. Un romanzo pulp" tradotto in inglese mentre è prevista per il 2018 la raccolta di racconti “14 ore a Natale”. Si laurea in Filosofia Estetica all’Università Statale di Milano. Preferisce non collocarsi in determinati generi letterari e si contraddistingue per uno stile di scrittura molto personale, veloce, asciutta, diretta, fatta di schegge impazzite e talvolta pungenti, al limite della realtà, che si avvicinano al linguaggio delle sceneggiature e dei dialoghi teatrali e cinematografici. Giovedì 1 marzo 2018
Docks 101 Locorotondo  Via Nardelli, 101 - Locorotondo (BA) ore 21:00

Discussione sulla nuova legge sullo Spettacolo dal Vivo.

Giovedì, 1 marzo, presso il Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza (Viale Baccarini, 19 – ore 19.00) si svolgerà un incontro organizzato dal MEI, al quale presenzierà il Ministro dei Beni Culturali DARIO FRANCESCHINI, per discutere in merito alla nuova legge sullo Spettacolo dal Vivo.
 Lo scorso 8 novembre la Camera ha approvato definitivamente la legge, un lavoro che ha coinvolto artisti, tecnici, imprenditori del settore, organizzatori, amministrativi, le associazioni di categoria, i funzionari del MIBACT e degli enti locali.
La nuova legge sullo Spettacolo dal Vivo incrementa le risorse del Fondo Unico per lo Spettacolo, estende l’ArtBonus a tutti i teatri, rende permanente il tax credit musica, introduce maggiore trasparenza, porta sostanziali novità per il rilancio e la crescita del settore.
 Dario Franceschini è certamente il Ministro che ha messo in campo le migliori azioni a favore della musica, con parere unanime di tutte le rappresentanze del settore. Sono tantissimi, infatti, gli interventi realizzati che hanno reso la musica popolare contemporanea parte integrante della cultura del nostro Paese. In particolare: L’avvio della Festa della Musica in Italia (21 giugno) con 9000 eventi, 36000 artisti, 650 comuni e l’anteprima della Festa della Musica dei Giovani nella Capitale Culturale d’Italia a cura del MEI.
Il portale della Canzone Italiana con 200.000 brani dal 1900 al 2000, tradotto in 7 lingue, punto di riferimento per la musica italiana online, con aggiornamenti di almeno 5000 brani al mese.
Sostegno alla Casa dei Cantautori a Genova la cui apertura è prevista per l’estate 2019.
Dopo la Brexit la Residenza della Euyo (Orchestra Giovanile Europea) sarà a Ferrara, in Italia, con contributo di 250mila euro all’anno, per tre anni, al Comune di Ferrara.Valorizzazione del Jazz con bando già da tre anni di 500 mila euro l’anno e nell’ultimo anno di 750 mila euro.L’Artbonus è esteso a tutti i soggetti dello spettacolo, inclusi festival.
Tax credit permanente per le opere discografiche musicali.
Sillumina: il bando per giovani artisti finanziato con i fondi dei compensi per Copia Privata (il 10% della raccolta lorda) che ha già sovvenzionato oltre 200 progetti nel primo anno e sta esaminando ora le nuove proposte.
Recepimento direttiva collecting e più trasparenza e concorrenza nella gestione dei diritti d’autore, anche musicali.
Riforma dello spettacolo dal vivo, con riconoscimento musica popolare e jazz, grazie al varo del Codice dello Spettacolo dal Vivo.
Iva agevolata per concerti al 10%.
Bando MigrArti per lo Spettacolo, compresa la Musica per l’Integrazione tra Culture, con un bando di almeno 500mila euro l’anno.App 18 bonus cultura ai 18enni estesa anche alla musica registrata e dal vivo.In questi ultimi tre anni il Mibact ha portato una ventata di novità anche tra le istituzioni che hanno avuto per quanto riguarda la musica una maggiore attenzione per l’attualità e per i giovani che ne ripropongono il ricambio generazionale: si pensi alle gratuità per le iscrizioni della Siae agli under 30 e alle start up, ai maggiori incentivi per la promozione della musica dei giovani, a un aumento di sostegni a progetti nuovi per il settore musicale anche verso l’estero, a un segno positivo nel fatturato complessivo del settore musica, a maggiore spazio per gli indipendenti e per i giovani, al Bonus Stradivari per gli strumenti musicali e tanto altro ancora. Inoltre, per la Romagna, in visita al Museo Secondo Casadei, il Ministro Franceschini ha preso un forte impegno per la valorizzazione del liscio.L’evento sarà aperto dal cantautore Mirkoeilcane, grande rivelazione del Festival di Sanremo 2018 dopo la partecipazione al Mei 2017, dalle cantautrici Iza & Sara, sorprese musicali romagnole al Premio Lauzi, e da altri artisti.

venerdì 16 febbraio 2018

Il Comune di Mesagne continua la battaglia contro la Tap

Il Comune di Mesagne continua la battaglia contro la Tap. Nella seduta di stamani – venerdì 16 febbraio – la Giunta Comunale di Mesagne ha deliberato di aderire «agli interventi promossi dal Prof. Michele Carducci, professore ordinario di Diritto costituzionale comparato dell’Università del Salento, per la predisposizione di una denuncia della UE e dell’Italia presso la Commissione di controllo della Convenzione di Aahrus». Il ricorso è relativo alla decisione della BEI (Banca Europea degli Investimenti) di dare il via libera «ad un prestito da 1,5 miliardi di euro – tra i più sostanziosi fin qui concessi – per la realizzazione del gasdotto TAP».
La delibera approvata in Giunta – redatta in uno con le Amministrazioni Comunali e le associazioni dell’area salentina in prima linea nell’azione democratica di contrasto ad un opera dannosa per il territorio, il suo turismo e la sua antica vocazione agricola – fa seguito all’ordine del giorno del Consiglio Comunale di Mesagne approvato lo scorso aprile 2017 nel quale si esprimeva contrarietà alla realizzazione del gasdotto TAP.All’iniziativa del prof. Carducci possono aderire anche «persone singole, associazioni, enti e comitati di cittadini». Per chi fosse interessato può inviare richiesta di informazioni o la propria adesione all’email: ricorsobei@gmail.com.

Rassegna Cinecronici a tema “amori improbabili”: un raggio di sole tra le nuvole nel film “Alaska”

Rassegna Cinecronici a tema “amori improbabili”: un raggio di sole tra le nuvole nel film “Alaska”. Domenica 18 febbraio alle ore 18:15, in piazza Orsini del Balzo, 9 a Mesagne (Br), avrà luogo il terzo appuntamento con “Cinecronici”, il cineforum organizzato da Cabiria Circolo Arci insieme all’Accademia di Cinema e Scrittura creativa Cine Script. Tutti i film saranno introdotti dalla direttrice dell’Accademia Anna Rita Pinto e al termine di ogni proiezione sarà offerto un aperitivo, occasione per discutere amichevolmente sul film visto insieme.Per il tema del mese “amori improbabili” il prossimo film in proiezione è “Alaska” di Claudio Cupellini, con Elio Germano e Àstrid Bergès-Frisbey. (Drammatico, 125 min. – Italia, Francia 2015). Dello stesso regista di “Lezioni di cioccolato” e “Una vita tranquilla”, quest’opera premiata in importanti Festival ha saputo mettere a frutto una qualità espressiva notevole disegnando nel finale un raggio di sole tra le nuvole che cambia il senso di ciò che abbiamo visto fino a quel momento. Prossimo appuntamento domenica 25 con la proiezione del film “The housemaid” di m Sang-soo. Tutte le attività gratuite o con contributo svolte all’interno del Circolo Cabiria sono a ingresso riservato ai soci Arci: tessera sottoscrivibile in loco al costo di 5€/annue e valida in tutti i Circoli Arci d’Italia fino a settembre 2018. Info 327 4237720

PROIEZIONI FILM IN PROVINCIA DI BRINDISI

ANDROMEDA MAXICINEMA BRINDISI
Via Bozzano 2 Tel: 0831/546880
 16 febbraio
SALA 1 FATE/STAY NIGHT: HEAVEN’S FEEL 1. PRESAGE FLOWER 16:15
THE POST 18:30-20:40 ORE 15:17-ATTACCO AL TRENO 22:50

SALA 2 BLACK PANTHER 16:15 ORE 15:17-ATTACCO AL TRENO 18:40-20:40 THE POST 22:30                                             SALA 3 LA FORMA DELL’ACQUA 17:30-20:00-22:30

SALA 4 CINQUANTA SFUMATURE DI ROSSO 17:00-19:00-21:30

SALA 5 A CASA TUTTI BENE 16:15-18:20-20:30-22:40

SALA 6 I PRIMITIVI 16:15 CINQUANTA SFUMATURE DI ROSSO 18:00-20:15-22:30

SALA 7 BLACK PANTHER 17:00-19:00-21:30

KENNEDY (FASANO)
Via Pepe 23 Tel: 080/4413150 A CASA TUTTI BENE 17.30 19.30 21.30

MASTROIANNI (FASANO)
Via Bellini, 41 Tel.: 080 4425312CINQUANTA SFUMATURE DI ROSSO 18.00 20.00 22.00

ITALIA (FRANCAVILLA FONTANA)
Via S. Cesarea 16 Tel: 0831/812373 CINQUANTA SFUMATURE DI ROSSO 17:30 19:30 21:30

MULTISALA SALERNO (ORIA)
Via Manzoni 1 tel: 0831/840214 Sala Gassman CINQUANTA SFUMATURE DI ROSSO 18.00 20.00 22.00 Sala De Sica BLACK PANTHER 17:45 21:50 15:17 – ATTACCO AL TRENO 20:00

SLOW CINEMA (OSTUNI)
Corso Mazzini 202 Tel: 3280995608 A CASA TUTTI BENE 18:30 20:30

MASSIMO (SAN PIETRO VERNOTICO) CHIAMAMI COL TUO NOME 18:15 – 20:40 (festivi anche ore 16:00)

Dove finisce realmente il denaro pubblico

Dove finisce realmente il denaro pubblico.
di Alberto Madoglio
 «Non è il tempo di scardinare i pilastri del nostro sistema, da quello pensionistico a quello fiscale», così il premier Gentiloni si è espresso lo scorso 18 gennaio durante una conferenza stampa. A ulteriore sostegno delle parole del presidente del consiglio, il Fondo Monetario Internazionale così si è pronunciato: «il voto non freni le riforme» (Corriere della Sera del 23/1/2018).
Le ragioni di queste prese di posizione, che chiudono ogni possibilità di modifica nelle politiche di austerità fino a oggi seguite, si fondano, per chi le esprime, sostanzialmente su due elementi: una crescita economica molto più debole rispetto a quella dei Paesi più sviluppati, e l’enorme debito pubblico (oltre 130% del Pil) che grava sulle finanze statali. Specialmente per quanto riguarda il rapporto debito-Pil, la vulgata comune è che la popolazione italiana abbia per molto tempo vissuto "al di sopra delle proprie possibilità": quindi ora sarebbe giunto il tempo di fare i conti con la realtà e decidersi a fare i necessari sacrifici, anche se dolorosi.
Siamo sicuri che le cose stiano realmente così? Noi non crediamo e ci sforzeremo, nel breve spazio di questo articolo, di dimostrarlo. Sono quattro le voci che analizzeremo a supporto della nostra tesi.
 I dipendenti pubblici
La prima riguarda il numero dei dipendenti pubblici in Italia.
Secondo uno studio del parlamento europeo, il numero dei dipendenti pubblici in Italia (al 2015) è sì leggermente superiore alla media dell’Ue, ma il loro numero è in costante calo dal 2005 (circa il 6% in meno). Per quanto riguarda il costo di questo personale, secondo la relazione della Corte dei conti del 2016, nel quinquennio 2010/2014 si è avuta una riduzione di oltre il 5%, alla quale, sempre secondo la magistratura contabile, si deve aggiungere un altro 1% circa tendenziale per il 2015. Questo taglio è dovuto alla cosiddetta spending review, che ha bloccato per oltre un decennio il rinnovo del contratto dei dipendenti pubblici. Non abbiamo dati relativi al costo dei dirigenti della pubblica amministrazione, ma possiamo immaginare, anche da svariate notizie (nella maggior parte dei casi di stampo scandalistico) apparse sui mezzi di informazione, che per questa categoria il trend sia stato assolutamente differente, quindi deduciamo che il taglio dei salari relativo ai livelli inferiori sia stato superiore al 6% indicato dalla Corte dei conti.
 La sanità pubblica
La seconda voce riguarda le spese per la sanità pubblica.
Anche in questo caso i dati non lasciano molto spazio ai dubbi e alle interpretazioni. Gli aggiornamenti al Def prevedono per il periodo che va dal 2017 al 2020 lievi aumenti nella spesa per la sanità pubblica. Tuttavia quando si passa ad analizzare il rendiconto di quanto effettivamente speso, si nota che tra il 2015 e il 2018 si verificherà una riduzione del finanziamento a favore del Ssn di circa 11 miliardi di euro. Il dato più allarmante lo fornisce però l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Secondo questa agenzia, che fa capo all’Onu, nel 2020 la spesa in questo settore rapportata al Pil, scenderà per la prima volta sotto il tetto del 6,5%. Per l’Oms sotto questa soglia si mette in discussione la tenuta stessa del sistema e oltre alla qualità e alla quantità dell’assistenza, si riduce anche l’aspettativa di vita delle persone. Stiamo parlando di quello che certamente accadrà fra tre anni in una delle maggiori potenze imperialiste mondiali. Questo mentre continuano ad aumentare i finanziamenti diretti e indiretti alla sanità privata. Se questa è la situazione, la scelta della Cgil di continuare a siglare rinnovi contrattuali in cui è previsto il ricorso alla sanità integrativa attraverso polizze ad hoc (come recentemente fatto dalla Fiom, la cui accettazione della polizza Metasalute rompe con un tabù del passato in materia), sono dei veri e propri crimini contro i lavoratori. Le polizze sono una sorta di cavallo di troia per smantellare la salute pubblica. E cosa resterà ai lavoratori e soprattutto ai pensionati quando il Ssn sarà ridotto all’osso e le assicurazioni private non saranno più in grado di garantire il rimborso delle spese mediche perché ciò intacca i loro lauti profitti?
 L'istruzione pubblica
Il terzo settore riguarda l’istruzione pubblica.
Un articolo apparso sul Sole24Ore del 23 gennaio informa che in Italia la spesa pubblica per l’istruzione è pari al 4% del Pil, uno dei dati più bassi in Europa, mentre la spesa per l’istruzione privata raggiunge il 3%. Quale sia il reale interesse, al di là della propaganda, dei vari governi che si sono succeduti negli ultimi anni lo possiamo vedere dalle innumerevoli riforme che hanno distrutto la scuola pubblica: dalla riforma Gelmini alla cosiddetta "buona scuola", abbiamo assistito a un continuo e drastico peggioramento della qualità della pubblica istruzione. Edifici fatiscenti, blocco dei salari, licenziamenti e deportazioni di insegnanti da una parte all'altra del Paese. Questi sono i lasciti di centrodestra e centrosinistra. Da ultimo, le decine di migliaia di licenziamenti che si preannunciano tra i maestri elementari sono la prova definitiva di quale sia l’interesse in materia di padroni e governo: tagli e ancora tagli.
 Le pensioni
Per ultimo, il tema che negli ultimi venti anni ha per certi versi monopolizzato il dibattito politico e sindacale in Italia: quello riguardante le pensioni.
Sul tema della “riforma” del sistema pensionistico si sono avute, specialmente alla metà degli anni Novanta, importanti momenti di mobilitazione e di lotta da parte delle masse lavoratrici. Sia contro la riforma Berlusconi del 1994 che di quella Dini del 1995 abbiamo avuto la dimostrazione di come il crinale che divideva i contendenti fosse quello di classe, non il fantomatico conflitto generazionale.
Lo sciopero che fece crollare come un castello di carte il primo governo di centrodestra vide schierati giovani e lavoratori, studenti, pensionati e disoccupati dalla stessa parte della barricata, contro il tentativo di governo e Confindustria di far pagare alle classi subalterne il prezzo della crisi che dal ’92-‘93 aveva travolto il Paese. Se la sconfitta del nostro avversario di classe non fu definitiva, tant’è che la riforma Dini del ‘95 raggiunse gli obiettivi richiesti dai padroni, fu solo grazie al tradimento sindacale, della Cgil in primo luogo. Per non opporsi frontalmente ad un governo di centrosinistra, il sindacato anziché chiamare nuovamente alla mobilitazione i lavoratori, scelse la via indolore del referendum per giudicare l’accordo raggiunto con esecutivo e padroni. E quanto fu chiaro che il risultato sarebbe stato negativo per l’apparato sindacale, non si esitò a truccarne il risultato.
Negli anni poi ci furono varie ulteriori contro-riforme del sistema pensionistico, fino ad arrivare alla famigerata legge Fornero. Anche in quel caso la scusa fu quella di salvare il Paese dal crack finanziario. In realtà vennero salvati gli interessi della grande borghesia mentre operai e impiegati videro aumentare dalla sera alla mattina, letteralmente, l’età per poter andare in pensione.
La risposta delle burocrazie a questo brutale attacco la ricordiamo tutti: tre ore di sciopero generale e niente più. Nonostante tutto questo, nonostante la risposta operaia non sia stata per nulla paragonabile a quella di venticinque anni fa, né minimamente adeguata alla posta in gioco, è sul tema delle pensioni che il sindacato, o meglio i suoi gruppi dirigenti, si confrontano con la sfiducia e la rabbia operaia. Tutti riconoscono che a sette anni dalla riforma Fornero-Monti, in ogni assemblea sui posti di lavoro, i funzionari di Cgil, Cisl e Uil si devono scontrare con la rabbia di chi si è sentito tradito dagli stessi soggetti verso cui aveva riposto speranze. E questo nonostante anni di martellante campagna sul già citato, fantomatico "scontro generazionale".
Fatta questa non breve, ma crediamo necessaria, premessa, cerchiamo di capire quale sia realmente lo stato del sistema pensionistico nazionale.
Già oggi l’età in cui può accedere alla pensione un lavoratore italiano è la più alta di tutta l’Unione europea.
La percentuale di spesa per le pensioni (circa il 15% del Pil, maggiore che in altri Paesi) si riduce, secondo uno studio fatto da un esperto della materia, Massimo Brambilla, a circa il 12 se si tolgono le voci relative all’assistenza, che dovrebbero essere a carico della fiscalità generale. In proposito non sono assolutamente fondate le posizioni di chi, come Giuliano Cazzola (ex dirigente sindacale di area craxiana, poi passato al berlusconismo più combattivo, approdato successivamente sulle sponde del montismo, fino a trovare oggi un porto sicuro nell’area di Renzi) sostiene che queste somme sono comunque versate all’Inps ogni anno dallo Stato. Se la separazione tra previdenza e assistenza fosse attuata, sarebbe molto più difficile per governo e padroni affermare che le pensioni dei lavoratori non sono finanziariamente sostenibili senza una serie infinita di tagli. Così come sarebbe molto più complicato nel caso i circa 100 miliardi di euro di trasferimenti apparissero come fabbisogno statale giustificare i continui sgravi fiscali di cui, in vari modi, beneficiano grandi gruppi industriali, banche e assicurazioni.
Tutto quello che fino ad ora abbiamo ricordato si traduce in un dato incontestabile, fornito direttamente dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef). Secondo il dicastero di via XX Settembre, l’Italia dal 1995 al 2014 ha avuto un avanzo primario di bilancio (cioè la differenza tra entrate e uscite prima del pagamento degli interessi del debito pubblico) per 19 su 20. Nessuno dei maggiori Paesi d’Europa (Germania, Francia, Gran Bretagna, Spagna) ha mai raggiunto simili livelli di “disciplina fiscale”.
Questo dimostra, lo ripetiamo, che la grave situazione in cui si trova la finanza pubblica tricolore non è assolutamente dovuta a un eccesso di generosità a favore di lavoratori, studenti, pensionati.
Allora, come mai il debito pubblico aumenta di continuo, non solo in termini relativi (rispetto al Pil) ma anche assoluti?.
 Perché il debito pubblico aumenta?
La risposta la forniscono due inchieste che, negli ultimi mesi, sono apparse su l’Espresso (che ha svolto un buon lavoro di indagine) e sull’inserto economico di Repubblica (Affari e Finanze).
L’inserto in questione nel numero del 22 gennaio riportava uno studio dell’ex commissario alla spendig review, in cui, sorprendentemente, si notava come il debito pubblico sia destinato a salire da qui al 2020 di 55 miliardi (al netto di 17 preventivati da una serie di privatizzazioni). Si viene poi a scoprire che a contribuire a questo aumento non sono le spese sociali, ma i 20 miliardi dati alle banche in occasione degli ultimi salvataggi effettuati e i circa 60 causati dall’uso di derivati.
Nel primo caso la vulgata comune vuole che i soldi dati alle banche siano stati dati non per salvare i grandi azionisti, ma lavoratori e piccoli risparmiatori. Niente di più falso. I risparmiatori, lavoratori che avevano messo da parte piccole somme dopo una vita di lavoro, hanno visto nella quasi totalità dei casi azzerati i loro risparmi. Per quanto riguarda i lavoratori delle banche, ricordiamo solo la riduzione di posti di lavoro nel settore (circa 50.000 nello scorso decennio e altri 20.000 o forse più nel giro di pochi anni) e i tagli di salario che hanno dovuto subire.
Nel secondo caso, i governi dal 2011 hanno utilizzato alcuni strumenti finanziari (derivati) per prevenire gli effetti negativi sul debito negli anni più duri delle crisi. Ciò che però non dicono è che, a quanto risulta, altri Paesi europei avevano usato strumenti simili, e nessuno ha dovuto registrare perdite di tali dimensioni, anzi in alcuni casi si sono registrati minimi guadagni. Dirigenti del ministero, poi diventati ministri, come nel caso di Grilli e Siniscalco, sono ora alti papaveri di banche che hanno guadagnato enormi somme di denaro dall’aver sottoscritto questi contratti con il Tesoro. La stessa magistratura borghese li ha messi sotto inchiesta, quantificando un danno per lo Stato di oltre 4 miliardi. Di fronte a questi fatti incontrovertibili, il governo come ha reagito? Ha fatto appello al segreto di Stato, anche nei confronti del Parlamento, rifiutandosi di rendere pubbliche le clausole sottoscritte con le banche, e nonostante le gravissime accuse a suo carico, ha mantenuto al posto di responsabile del Dipartimento del Debito Pubblico, Maria Cannata. Rispetto a questo caso viene da sorridere pensando a quale trattamento verrebbe assoggettato qualsiasi operaio o impiegato semplicemente sospettato di aver rubato una biro o una risma di carta. E qui parliamo di miliardi di euro di proprietà dei lavoratori. Ma perché stupirsi? Un mandante non denuncia mai l’esecutore materiale di un crimine, anche se presunto.
 La democrazia delle casseforti
La lezione da trarre da tutto questo è molto semplice. Nonostante la martellante propaganda orchestrata dai partiti e dai governi di centrodestra e centrosinistra, nonostante l’insipienza di sindacati, partiti o raggruppamenti elettorali (pensiamo a Potere al Popolo) che direttamente o indirettamente accettano il sentimento comune, i lavoratori non sono in nessun modo responsabili della sfascio delle finanze statali, ma al contrario sono i soli a pagarne le conseguenze.
Abbiamo inoltre la prova, ulteriore, di quanto la democrazia borghese sia un inganno di cui beneficiano banche e grandi gruppi borghesi. In nome di un inesistente "interesse nazionale" (basti pensare che sono coperti da segreto di Stato anche i contratti che regolano le concessioni autostradali), il governo si rifiuta di rispondere delle sue azioni davanti al Parlamento che, secondo i cantori della democrazia al di sopra delle classi, dovrebbe essere il solo garante della sovranità. E i parlamentari, di ogni schieramento, abbozzano.
È più che mai ovvio quindi che questo Stato non è uno strumento neutro, che regola il vivere civile di una nazione, ma il comitato di affari della borghesia, per i cui interessi agisce a scapito della maggioranza della popolazione, composta da lavoratori e sfruttati in genere.
E' per questo che lo Stato non può essere riformato ma può e deve essere rovesciato. I segreti che lor signori difendono noi li respingiamo in quanto coprono truffe, inganni, ruberie ai danni di milioni di proletari. I nostri soldi, la sanità, l’istruzione, le pensioni, sono finiti nei forzieri di banche e assicurazioni. Solo con una lotta rivoluzionaria vittoriosa ci riapproprieremo una volta per tutte del maltolto, e solo così creeremo uno Stato nuovo, uno Stato dei lavoratori per i lavoratori, che non avrà segreti di sorta da opporre al 99% che oggi continua a essere vessato fino all’ultima goccia di sangue.
 
Note
La rivista L’Espresso ha prodotto una serie di articoli sulla questione derivati e debito pubblico. Ne citiamo due:
- Derivati, in un libro il perché dello scandalo. S. Vergine 13/02/2017
- Buco dei derivati, finalmente qualcuno pagherà. L. Piana 10/07/2017

PREMIATA A SANREMO 2018 LA MUSICA IMPEGNATA

PREMIATA A SANREMO 2018 LA MUSICA IMPEGNATA
A Sanremo MUSICA CONTRO LE MAFIE ha consegnato le targhe dell’8^ edizione del Premio a PICCIOTTO, CHIARA EFFE, STAG, LAURA PIZZARELLI, SIMONE FORNASARI. Non è prevalsa la canzone sentimentale, introspettiva o di puro intrattenimento. In questo 68° Festival di Sanremo vince la canzone impegnata. Con la vittoria di “Non mi avete fatto niente” dell’inedita coppia Ermal Meta e Fabrizio Moro si è, infatti, manifestata chiaramente la volontà del grande pubblico di premiare la canzone scritta per trasmettere un messaggio importante per tutti, cioè capace di dare voce alla profonda necessità di resistere contro la paura, contro ogni forma di attentato e prevaricazione alla vita. Questa esigenza di seria adesione alla realtà – e non di evasione da essa – si ritrova nella leggerezza di una ballata fruibile e semplice che accende un contagioso entusiasmo, proprio come fa “una bolla di sapone davanti al sorriso di un bambino”. La musica è un antidoto alla paura: educa le nuove generazioni, tramanda storie importanti, così che “i bambini di oggi, donne e uomini di domani, possano cambiare il volto del nostro pianeta, lì dove ce n’è bisogno” (Ermal Meta).
In un siffatto contesto, in cui la canzone impegnata ha assunto proprio massima dignità e riconoscimento, anche l’8^ edizione del PremioMusica contro le mafie ha portato a termine la sua ultima fase: la cerimonia di premiazione dei vincitori al Palafiori di Sanremo! Nella mattina del 6 febbraio la sala Ivan Graziani Theatre di Casa Sanremo, gremita di giovani studenti liguri, ha accolto i vincitori del concorso nazionale dedicato alla musica italiana impegnata nel cambiamento sociale. Con l’eccezionale presentazione del conduttore radiofonico e televisivo Mauro Marino, si sono ricordate tutte le attività dall’associazione Musica contro le mafie insieme al presidente dell’associazione Gennaro de Rosa, il quale in particolare ha illustrato i progetti di pedagogia antimafia e cittadinanza attiva, portati avanti nelle scuole di tutta Italia con un approfondimento sulla manifestazione “5 Giorni di Musica contro le mafie” a Cosenza.
Prima sono state consegnate dai partner del Premio le menzioni speciali: al cantautore SIMONE FORNASARI la Menzione su segnalazione del Club Tenco, a LAURA PIZZARELLI la Targa SIAE – Giovani Autori e agli STAG la Menzione speciale Musica contro le mafie. Infine, sono stati assegnati i premi ufficiali, realizzati dal Maestro orafo Michele Affidato, per la canzone della cagliaritana CHIARA EFFE “Non son buono” e per quella del rapper palermitano PICCIOTTO “Amarcord 2.0”, vincitore del Premio Winner Tour (del valore di 15.000 euro con il bando di Nuovo Imaie) e della Targa di Casa Sanremo consegnata dal patròn Vincenzo Russolillo. Il brano della cantautrice sarda dimostra l’importanza di come scrivere, raccontare le storie, denunciare sia il primo passo verso il cambiamento. La canzone del rapper siciliano è una ricostruzione amara dei fatti e misfatti che hanno caratterizzato la storia del nostro paese. “Bisogna puntare tutto sul Noi” è il messaggio fondamentale del brano vincitore, che incoraggia così alla partecipazione alla vita sociale e all’educazione dei giovani.
Durante la serata la musica premiata dall’associazione della rete di LIBERA (Associazioni, nomi e numeri contro le mafie) è diventata viva. Alle ore 19.30 gli artisti si sono esibiti nella Sala Lounge di Casa Sanremo, nello stesso spazio da cui il Festival di Sanremo è stato raccontato ogni giorno attraverso i microfoni di Radio 105 e Radio Subasio, allestito per accogliere e intervistare gli ospiti in gara e la musica live del salotto di Casa Sanremo. In attesa della prima serata del Festival si è colta, quindi, l’occasione per valorizzare le canzoni e gli artisti veicolo di messaggi profondi contro l’indifferenza e la rassegnazione, capaci di diffondere i valori della responsabilità e della cittadinanza attiva. E proprio con la considerazione di questi stessi valori alla base del Premio Musica contro le mafie si è compiuto anche il più grande Festival della Canzone Italiana!
Il Premio Musica contro le mafie è ideato e organizzato anche con il patrocinio di Avviso Pubblico e Legambiente e con il supporto di SIAE – Società Italiana degli Autori ed Editori, Acep, Unemia, Acqua Leo, Legacoop Calabria, Smartit, Omnia Energia e con la partnership di Casa Sanremo, Club Tenco, Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato, I-Company, Michele Affidato.

FURIA “GIULIETTA” è il singolo della cantautrice milanese che vede la partecipazione straordinaria dell’attrice Lella Costa.

FURIA“GIULIETTA” è il singolo della cantautrice milanese che vede la partecipazione straordinaria dell’attrice Lella Costa.
Il brano, scritto da Furia sulla musica di Gianfranco Fasano e Marco Guarnerio, è il secondo singolo estratto dall’album “Cantastorie” in uscita a marzo 2018.

“Giulietta”, una storia reale ma purtroppo drammatica:  «La storia di Giulia, un mistero. Ritrovata morta dopo un volo giù da un cavalcavia. Suicidio o omicidio? Ancora non si sa. Ho immaginato una versione dell’accaduto. Un amore impossibile, come la Giulietta di Shakespeare. Una ballata di cui sono onorata di aver come ospite la voce della famosa attrice Lella Costa». Furia
Il video è la libera interpretazione della storia cantata. Ambientato nelle campagne piemontesi e da giovani del luogo. Giulietta è innamorata di un ragazzo già impegnato. La prima delusione d’amore e il primo smarrimento emotivo. Una ballata che Furia ha immaginato con un finale triste. Il soggetto è di Luigi Albertelli. La regia è curata da Davide Bonaldo.
Furia è una moderna cantastorie che supporta le sue parole e la sua musica con narrazioni visive che sono spaccati di realtà in cui lei è la voce narrante, un Io che osserva da vicino l’accaduto, restituendoci una cronaca poetica dei fatti, delle gesta e dei sentimenti della generazione di oggi e del passato.
La possibilità di creare un messaggio di speranza è rappresentata dalla presenza a fianco di Furia, del Maestro Luigi Albertelli in veste di produttore e manager, che vuole gettare un seme di speranza nella produzione musicale italiana ed internazionale. Una condivisione e un incontro tra la giovane cantautrice e il paroliere di lungo corso, con storie nuove, per raccontare che sull’autostrada dell’omologazione c’è sempre un’uscita in direzione della libertà.